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6^ Giornata dellEconomia
Focus infrastrutture
Il gap di dotazione rispetto allEuropa ed il divario interno
Il ritardo infrastrutturale italiano è fortemente cresciuto in questi
ultimi 15 anni, e soprattutto negli ultimi 5.
La rete autostradale
Nel 1980 avevamo una rete più estesa della Francia, lunga tre volte
quella della Spagna. Oggi la rete francese supera la nostra del 65% e quella
spagnola del 75%! Non solo: tra il 2000 ed il 2005 in Italia abbiamo aperto 64
chilometri di autostrade, contro i 1.035 della Francia e i 2.383 della Spagna.
Lalta velocità
La Francia possiede ben 1.893 Km di linee ad alta velocità, seguita
dalla Spagna con 1.552, dalla Germania con 1.300; mentre lItalia, con
soli 580 Km, possiede attualmente una dotazione superiore solamente a quella
del Belgio (120), e del Regno Unito (113).
La rete metropolitana
Nel nostro Paese i km di binari presenti su tutto il territorio sono 230,
quando Madrid, da sola, ne ha 310, Parigi 213, Berlino 152, Stoccolma 100,
Barcellona 105, per non parlare dei 408 km di Londra. Le risorse
Il ritardo infrastrutturale, almeno negli ultimi anni, non deriva da una
questione di risorse. Negli ultimi quattro anni, e nonostante la frenata 2005 e
2006, si sono spesi, in Italia, in opere del genio civile 163 miliardi di
euro, come la Francia, poco meno dei 175 miliardi della Germania, mentre solo
la Spagna ha investito di più (204 miliardi).
Ma lItalia mostra una particolarità: investiamo molto in
manutenzione straordinaria, anziché nelle nuove opere. Solo il 46% degli
investimenti in opere del genio civile del 2006 è andato per opere di
nuova realizzazione, contro il 67,5% della Francia e l82,2% della Spagna.
Il nostro paese negli anni 2000 ha dunque speso molto ma la quota di risorse
che va alle nuove opere è decisamente inferiore a quella degli altri
paesi europei.
Il divario Nord - Sud
Gli indicatori di dotazione infrastrutturale elaborati dallIstituto
Tagliacarne documentano il persistere di forti differenziali territoriali.
Le prime provincie per indice di dotazione stradale sono tutte in Italia
settentrionale (Savona, Vercelli, Novara, Alessandria e Imperia). Nella
classifica, la prima provincia dellItalia centrale che compare è
Frosinone al 7 posto; mentre del sud Italia è Teramo al 10. Situazione
similare si rileva osservando lindice di dotazione ferroviario.
Lurgenza di un drastico recupero
I cambiamenti e le modifiche degli assetti geopolitici ed economici hanno
attivato processi che stanno imprimendo anche al comparto dei trasporti un
;accelerazione impensabile fino a pochi decenni fa. Esempio di questa
trasformazione è il cambiamento in atto nelle rotte marittime: lo
sviluppo delle economie del Far East ha ridato centralità al
Mediterraneo e questo nuovo baricentro potrà essere ulteriormente
rafforzato dalla promozione di una zona di libero scambio euromediterranea.
Il nuovo assetto dei traffici vedrà servito il mercato del Centro
Europa, oltre che da Nord, anche da Sud e le previsioni sulla crescita del
mercato mondiale dei contenitori convergono su un raddoppio dei volumi
movimentati (previsioni al 2015). Si aprono pertanto importanti
opportunità per i porti italiani - soprattutto quelli del Mezzogiorno -
che devono però essere colte in tempo, mettendo in atto gli investimenti
necessari per fronteggiare la competizione dei porti europei ed in primis di
quelli spagnoli.
In alcuni casi basterebbero piccoli investimenti: a Taranto il completamento di
30 km di rete autostradale, insieme alle nuove infrastrutture ferroviarie ed
agli imprescindibili lavori di dragaggio che modificano la qualità di
accesso al porto, consentirebbero di rendere più competitiva tale
struttura, metterla in rete con gli altri porti e con le aree industriali di
Bari e Brindisi, con ricadute positive per tutta lItalia meridionale.
Ma occorre uscire dallequivoco del Mezzogiorno come piattaforma logistica
distributiva (ce gia) e puntare invece sullo sviluppo di
aree retroportuali capaci di garantire indotto economico e crescita
occupazionale.
Sullintermodalita: occorre attrezzare adeguatamente i nodi logistici,
ottimizzando lesistente attraverso progetti dedicati alle filiere
produttive. Credo che le Camere di Commercio possano, qui, rivestire un ruolo
unico nellindividuare la collocazione strategica dei punti di scambio
delle merci su cui concentrare maggiormente gli investimenti. Investimenti
intelligenti, che creino, cioè, piattaforme logistiche di
scambio ma a forte valore aggiunto. Un container in transito crea un f
atturato di 300 , ed un beneficio per lo Stato di circa 110, creando 5
soli posti di lavoro per ogni 1000 container. Invece, se la merce che contiene
venisse sdoganata, lavorata e distribuita, il fatturato salirebbe a circa 2300
per container e il benef
icio per lo Stato a oltre 1000. Loccupazione crescerebbe a circa 42 posti
di lavoro ogni 1000 container.
Da ultimo il trasporto cargo aereo. Un settore che sfiora il milione di
tonnellate all'anno, circa un 1/3 di quello del maggiore aeroporto mondiale ed
a poco più del 40% del principale aeroporto cargo europeo. Malpensa si
qualifica di gran lunga come il principale aeroporto nazionale per il cargo
(480.000 tonnellate di merce nel 2007 con un crescita del 68% in 6 anni),
registrando negli ultimi 3 anni una crescita superiore a quella di Francoforte,
ma non sembra per ora emergere ne dal governo centrale, ne da
quelli locali, alcuna strategia volta a disegnare una gerarchia fra gli scali
cargo esistenti.
La consapevolezza delle Camere: oltre i localismi
Cè ormai una visione generale che va oltre quei localismi che
hanno finora contribuito a frenare lo sviluppo delle infrastrutture. Abbiamo
chiesto a tutte le Camere di Commercio quali opere infrastrutturali fossero
ritenute prioritarie. Naturale il fatto che le risposte abbiano messo in prima
evidenza le opere presenti sul territorio; ma molto positivo è il fatto
che anche infrastrutture molto lontane siano state giudicate urgenti e
importanti. La Salerno - Reggio Calabria è stata indicata come altamente
prioritaria da Camere di regioni settentrionali (Veneto, Piemonte e Liguria)
così come Camere meridionali hanno indicato prioritarie le opere per
laccessibilità a Malpensa, la Bre.Be.Mi., la Tangenziale esterna
di Milano e lAutostrada Torino-Trieste.
Quale politiche e strategie per un rapido recupero?
Sono state programmate opere per un costo complessivo di 109 miliardi. La
maggiore quota degli investimenti prioritari programmati per il periodo
2008-2012 è da ricondurre ad infrastrutture per la mobilità: 94
miliardi destinati a potenziare le reti stradale (49 miliardi), ferroviaria
(37) e metropolitana (8).
Nel periodo 2002-2007 cè stato un incremento continuo del valore
delle gare aggiudicate e delle risorse destinate alle opere pubbliche dal 2002
al 2006; poi la frenata nel 2007, confermata anche nei quattro mesi del 2008
(-17%). Lanno scorso in Italia sono state aggiudicate oltre 14 mila gare
(20,1 miliardi) per la realizzazione di opere pubbliche (-7,1% per numero e
-28,6% per valore).
E evidente il forte rallentamento dellattuazione del programma
delle grandi opere strategiche che, dopo un avvio ambizioso ma mal
calibrato nel rapporto tra risorse necessarie e disponibilità, ha
dovuto fare i conti con la ridotta disponibilità di risorse e l
inefficienza della macchina burocratica: scadono le conferenze di servizi, i
progetti diventano obsoleti, si dilatano i costi, ecc.
In generale, non è più il tempo di chiedersi cosa
serve, ma di chiedersi come realizzare gli ambiziosi ma
necessari obiettivi. Ecco allora che le linee di azione necessarie si devono
muovere su due fronti.
1) Un primo fronte, complesso e impegnativo, richiede di operare un
significativo contenimento della spesa corrente improduttiva, per liberare
risorse per gli investimenti: se non si riesce a ridurre la spesa corrente,
è probabile che, come nel passato, si finisca per tagliare la spesa in
conto capitale, fermando gli investimenti.
2) Un secondo fronte richiede di procedere con determinazione verso l
utilizzo di nuovi strumenti di finanziamento e di gestione delle grandi opere
pubbliche.
Negli anni 2000 sono cambiate le regole introducendo nuove procedure di
affidamento e nuovi meccanismi di selezione delle imprese: ad esempio il
project financing, la figura del contraente generale, lappalto integrato
e, più di recente, il dialogo competitivo e la locazione finanziaria
immobiliare, con la maggiore apertura ai privati sia sul piano della
partecipazione finanziaria che per la gestione delle opere realizzate.
Nel 2007 sono state messe in gara 1.006 opere pubbliche attraverso forme
contrattuali che rientrano nel campo del Partenariato Pubblico e Privato (per
due terzi di queste il valore di mercato è pari a 5,8 miliardi di euro)
passando dal 6% del 2002, al 29% del 2006 del valore degli appalti di opere
pubbliche per poi stabilizzarsi nellultimo anno sugli stessi livelli del
2005 (19%). Un mercato che è cresciuto del 160% per numero e del 235%
per importo.
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